
Ghosting: il silenzio che diventa violenza relazionale
Il termine ghosting viene usato per descrivere la scomparsa improvvisa di una persona da una relazione. Una presenza che da un giorno all’altro si dissolve:
Tra le tante strategie usate nelle dinamiche di violenza psicologica, una delle più subdole e meno conosciute è il DARVO.
Si tratta di un acronimo inglese che descrive un preciso schema di manipolazione:
Il DARVO non è una reazione impulsiva, ma uno schema ripetuto, utilizzato per proteggersi dalle proprie responsabilità, screditare la vittima e ribaltare la realtà.
Come funziona il DARVO
La prima fase è quella del Negare (Deny).
Di fronte a una denuncia o a un richiamo di responsabilità, l’aggressore rifiuta l’evidenza, minimizza o distorce i fatti. Può dire frasi come: “Non è mai successo”, “Ti sei inventata tutto”, “Hai capito male, stai esagerando”.
Questa negazione non serve solo a difendersi, ma anche a far dubitare la vittima delle proprie percezioni e a minarne la credibilità davanti agli altri.
Segue poi la fase dell’Attaccare (Attack).
Una volta negata la realtà, l’aggressore sposta il mirino direttamente sulla vittima, accusandola e screditandola. Può dirle: “Sei matta, hai bisogno di uno psicologo”, “Lo dici solo per farmi passare come un mostro”, “Stai rovinando tutto con le tue paranoie”.
In questo modo, la donna che denuncia viene fatta apparire instabile o esagerata, e la sua voce perde forza.
Infine, arriva la fase più subdola: Invertire i ruoli (Reverse Victim and Offender).
Qui l’aggressore si dipinge come la vera vittima, mentre chi ha subito la violenza viene accusata di essere crudele, ingiusta o addirittura maltrattante. Le frasi tipiche sono: “Mi stai distruggendo la vita con queste accuse”, “Sono io che sto soffrendo per colpa tua”, “Tu sei quella che mi maltratta con queste storie”.
Così, chi ha subito violenza non solo deve difendere la propria verità, ma si ritrova anche costretta a giustificarsi per un dolore che non ha mai causato.
Il DARVO è estremamente destabilizzante. Non solo mette in discussione la verità dei fatti, ma costringe la vittima a difendersi, a giustificarsi, a dubitare di sé.
È una forma di gaslighting avanzato, che rende difficile chiedere aiuto, sentirsi credute o mantenere fiducia nelle proprie percezioni.
Può inoltre confondere chi osserva dall’esterno (familiari, amici, persino giudici), creando l’illusione che la realtà sia “ambigua” o che la colpa sia condivisa.
In realtà, il DARVO ha sempre lo stesso obiettivo: proteggere l’aggressore e silenziare la vittima.
Il DARVO non si manifesta solo nelle relazioni personali, ma anche nei processi giudiziari, nei luoghi di lavoro o nei contesti sociali.
Saperlo nominare significa smascherarlo.
Quando una donna denuncia violenza e si trova davanti a chi la accusa di “esagerare” o di “voler rovinare la vita a un uomo”, molto spesso è il DARVO che sta agendo.
Dare un nome a questo meccanismo è un atto di consapevolezza e di difesa: ricordare che la responsabilità della violenza è sempre di chi la commette, mai di chi la subisce.

Il termine ghosting viene usato per descrivere la scomparsa improvvisa di una persona da una relazione. Una presenza che da un giorno all’altro si dissolve:

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Il termine gaslighting viene spesso usato oggi per descrivere un tipo di violenza psicologica che porta la persona a mettere in dubbio la propria memoria,