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  • Innamoriamoci di un Libro: Un’iniziativa solidale per sostenere l’Associazione Vittoria

    Innamoriamoci di un Libro: Un’iniziativa solidale per sostenere l’Associazione Vittoria

    Cari amici,

    Siamo felici di annunciare una splendida opportunità per unire l’amore per la lettura alla solidarietà! Per tutto il mese di febbraio, l’Associazione Vittoria partecipa a “Innamoriamoci di un Libro”, un’iniziativa promossa dalla casa editrice Gabybooks, nata per diffondere la passione per i libri e supportare le associazioni locali.

    Un libro per la solidarietà: come funziona?

    Grazie all’impegno della consulente Marzia Ranaldo, che ha scelto di coinvolgere la nostra associazione, l’iniziativa ci permetterà di raccogliere fondi preziosi per sostenere le nostre attività. Ecco come funziona:

    • Per ogni libro acquistato, 1€ verrà donato all’Associazione Vittoria.
    • Ogni 10 libri venduti, riceveremo un libro in omaggio.

    Questa è un’occasione straordinaria per fare la differenza: acquistando un libro, non solo arricchirai la tua libreria, ma contribuirai anche a un progetto di aiuto concreto.

    Come partecipare

    Partecipare è semplice! Basta acquistare un libro presso Sogni di Inchiostro durante il mese di febbraio. Ogni acquisto aiuterà l’Associazione Vittoria e le sue attività di supporto.

    Inoltre, puoi condividere l’iniziativa con amici e familiari per ampliare il suo impatto e coinvolgere più persone possibili.

    Dove acquistare e chi contattare

    Per maggiori informazioni o per acquistare un libro, puoi:

    • Contattare Marzia Ranaldo al numero 340 9945707
    • Visitare le pagine social Sogni.diinchiostro su Facebook e Instagram

    Un ringraziamento speciale a Gabybooks per questa meravigliosa iniziativa e a Marzia Ranaldo per aver scelto di supportare la nostra associazione.

    Un piccolo gesto può fare la differenza. Unisciti a noi in questa catena di amore per i libri e per la solidarietà!

    “L’unico modo di vivere… è fare tutto con amore.”

  • RACCOLTA ALIMENTARE PER LE DONNE  ACCOLTE IN CASA RIFUGIO

    RACCOLTA ALIMENTARE PER LE DONNE ACCOLTE IN CASA RIFUGIO

    L’Associazione Vittoria, che gestisce il centro antiviolenza MaiPiùSola, organizza una raccolta alimentare per sostenere le donne vittime di violenza domestica e i loro figli, accolti presso le case rifugio collegate. Un piccolo gesto di solidarietà può fare la differenza per chi sta ricominciando a costruire una vita lontano dalla violenza.

    La raccolta si svolgerà sabato 15 febbraio 2025, dalle ore 9.00 alle ore 20.00, presso il supermercato Ipercoop di Sarzana.

    Cosa puoi donare:

    • Generi alimentari di prima necessità: farina, pasta, riso, olio, sale, zucchero, passata di pomodoro, tonno, legumi in scatola.
    • Prodotti per l’igiene personale: sapone liquido, shampoo, carta igienica, bagnoschiuma, dentifricio, spazzolini, assorbenti, pannolini.
    • Detersivi: detersivo per bucato, ammorbidente, candeggina, detersivo pavimenti, detersivo piatti.

    Ogni contributo sarà prezioso per garantire alle donne e ai loro figli la possibilità di soddisfare i bisogni essenziali durante il loro percorso di rinascita.

    Per maggiori informazioni, contattare:
    Associazione Vittoria
    Email: associazionevittoria@gmail.com

  • Corso di Formazione: Diventa Operatrice di Ascolto per il Centro Antiviolenza MaiPiùSola

    Corso di Formazione: Diventa Operatrice di Ascolto per il Centro Antiviolenza MaiPiùSola

    L’Associazione Vittoria APS ha aperto le iscrizioni per un corso di formazione rivolto a tutte coloro che desiderano offrire supporto alle donne vittime di violenza presso il Centro Antiviolenza MaiPiùSola. Si tratta di un’iniziativa fondamentale per sensibilizzare e formare figure competenti in grado di intervenire in situazioni delicate e di grande impatto sociale.

    Il percorso formativo è strutturato nel rispetto dei requisiti previsti dall’Intesa Stato-Regioni 27/11/2014 per il funzionamento dei Centri Antiviolenza e delle Case Rifugio e nasce dall’esperienza diretta maturata sul territorio dal CAV MaiPiùSola. Operare in un Centro Antiviolenza richiede infatti competenze specifiche, multidisciplinari e una preparazione che unisca conoscenze psicologiche, legali e gestionali a una profonda capacità di ascolto e relazione.

    Il corso prevede 40 ore di formazione teorica e 80 ore di affiancamento operativo presso il Centro Antiviolenza, parte essenziale della formazione perché consente di osservare e sperimentare concretamente le modalità di accoglienza, la gestione del colloquio, la presa in carico e il lavoro di rete territoriale.

    Le lezioni si svolgeranno con cadenza settimanale alternando gli incontri in presenza il sabato, dalle 14 alle 18, presso la sede del Centro Antiviolenza in Piazza Ricchetti a Sarzana, e gli incontri online il martedì sera dalle 20 alle 22.30. L’inizio del corso è previsto per sabato 14 marzo 2026 e la conclusione delle lezioni teoriche per martedì 26 maggio 2026.

    Durante il percorso verranno affrontati i temi della violenza di genere e del trauma, della relazione tra operatrice e donna vittima, dell’accoglienza e della gestione del colloquio, degli strumenti di tutela civile e penale, del ruolo del Tribunale per i Minorenni e della responsabilità genitoriale, della tutela delle donne straniere vittime di violenza, dei requisiti organizzativi di CAV e Case Rifugio, delle procedure operative del centro, dell’analisi del rischio e degli strumenti di empowerment, con momenti di analisi e discussione di casi reali.

    Al termine del percorso, le operatrici formate potranno operare, in base alle proprie disponibilità ed esigenze, sia presso il CAV di Sarzana sia presso il nuovo Centro Antiviolenza di prossima apertura a Brugnato, ampliando così la rete territoriale di supporto alle donne.

    Il percorso si conclude con un colloquio motivazionale, finalizzato alla verifica dell’acquisizione delle competenze maturate durante il corso e alla discussione di una breve tesina personale sull’esperienza formativa, previsto per sabato 3 ottobre 2026.

    «Formare un’operatrice di Centro Antiviolenza significa accompagnarla in un percorso di consapevolezza personale e professionale, perché operare in un CAV richiede competenze tecniche, ma soprattutto capacità di ascolto, rispetto e responsabilità nella relazione con le donne» dichiara Nea Delucchi, presidente di Associazione Vittoria APS e responsabile del CAV MaiPiùSola.


    Informazioni e iscrizioni

    Le lezioni saranno tenute da esperti con esperienza pluriennale nel settore, garantendo una formazione di alto livello basata sull’applicazione pratica e conoscenze approfondite. Inoltre, saranno previsti momenti di approfondimento attraverso l’organizzazione di convegni, offrendo alle partecipanti ulteriori opportunità di confronto e crescita personale.

    Per ricevere maggiori dettagli sul corso, conoscere le modalità di partecipazione e iscriversi, è possibile scrivere all’indirizzo associazionevittoria@gmail.com.


    L’iscrizione avviene compilando il modulo online disponibile al link: https://forms.gle/apBFHM8sSr8m8SP66

  • Gender Washing: l’illusione dell’uguaglianza di genere

    Gender Washing: l’illusione dell’uguaglianza di genere

    Viviamo in un’epoca in cui la parità di genere è diventata una questione centrale, non solo nei dibattiti pubblici ma anche nelle politiche aziendali e istituzionali. Tuttavia, non è tutto oro ciò che luccica: dietro dichiarazioni altisonanti e campagne pubblicitarie apparentemente progressiste, si nasconde spesso una strategia di facciata nota come gender washing.

    Il termine gender washing si ispira al concetto di greenwashing, utilizzato per descrivere le aziende che promuovono una falsa immagine di sostenibilità ambientale. Allo stesso modo, il gender washing rappresenta un’operazione di maquillage: iniziative che sembrano promuovere l’uguaglianza di genere, ma che in realtà non sono supportate da un impegno autentico o da cambiamenti strutturali. In altre parole, il gender washing è come una patina superficiale che serve a migliorare l’immagine di un’organizzazione senza affrontare realmente il problema delle disuguaglianze di genere.

    Cos’è davvero il Gender Washing?

    Il gender washing si manifesta in molti modi. Spesso lo vediamo nelle campagne pubblicitarie lanciati in occasione di giornate simboliche come l’8 marzo, o il 25 novembre, dove marchi e aziende riempiono le loro comunicazioni di messaggi inclusivi e slogan femministi. Ma cosa succede dietro le quinte? Troppo spesso queste stesse organizzazioni hanno una cultura aziendale che non sostiene davvero l’empowerment femminile.

    Ad esempio, alcune aziende pubblicizzano programmi di leadership per le donne, ma offrono solo posizioni precarie o limitate, senza strumenti concreti per il successo a lungo termine. In altri casi, vengono promossi eventi o partnership con organizzazioni per i diritti delle donne, ma al contempo non si interviene sulle politiche interne discriminatorie. Questo contrasto tra apparenza e realtà è il cuore del gender washing.

    Il Gender Washing nella Certificazione di Genere

    Un ambito particolarmente delicato in cui si sta osservando il fenomeno del gender washing è quello della certificazione sulla parità di genere. Introdotta in Italia anche nel contesto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), questa certificazione mira a premiare le aziende che dimostrano impegno verso l’uguaglianza di genere. Tuttavia, non mancano le criticità.

    Alcune aziende vedono la certificazione non come un mezzo per cambiare davvero, ma come un semplice strumento per ottenere incentivi economici o migliorare la propria immagine. Ciò porta a una corsa all’ottenimento del bollino, spesso senza un reale cambiamento nelle pratiche interne. Per esempio: si privilegiano misure superficiali, come la nomina di poche donne in ruoli dirigenziali, senza affrontare le disuguaglianze di fondo, viene posta molta enfasi sui numeri, come una percentuale minima di donne in azienda, trascurando questioni più complesse come il gender pay gap o la mancanza di politiche per la conciliazione vita-lavoro. Inoltre i  dati utilizzati per ottenere la certificazione possono essere selezionati strategicamente, mettendo in evidenza solo ciò che è conveniente mostrare.

    In assenza di un monitoraggio rigoroso e di criteri realmente stringenti, il rischio è che la certificazione perda di valore e diventi un’operazione di marketing più che uno strumento di cambiamento.

    Perché il Gender Washing è Pericoloso?

    Il gender washing non è solo ipocrita: è anche dannoso. Innanzitutto, mina la credibilità di chi si impegna autenticamente per la parità di genere. Le aziende e le organizzazioni che investono tempo e risorse in politiche serie rischiano di essere oscurate da chi si limita a operazioni di facciata.

    In secondo luogo, genera disillusione. Quando le persone si rendono conto che molte iniziative sono solo apparenza, cresce il cinismo e diminuisce la fiducia nel cambiamento. Questo può rallentare il progresso culturale, dando l’impressione che l’uguaglianza sia già stata raggiunta o che non sia davvero importante.

    Infine, distoglie l’attenzione dai problemi reali. Concentrarsi sull’apparenza impedisce di affrontare le radici delle disuguaglianze, come la segregazione occupazionale, gli stereotipi di genere e le difficoltà delle donne nel bilanciare carriera e vita privata.

    Come Combattere il Gender Washing

    Contrastare il gender washing richiede un impegno collettivo. Le aziende devono assumersi la responsabilità di agire con trasparenza e coerenza, ma anche i consumatori, i lavoratori e le istituzioni hanno un ruolo cruciale. È essenziale che le organizzazioni rendano pubblici dati chiari e verificabili sulla parità di genere, come il divario salariale, la composizione della forza lavoro e le politiche di inclusione. Allo stesso tempo, è fondamentale sostenere e dare visibilità alle aziende che dimostrano un impegno reale, non solo simbolico.

    Gli standard per la certificazione di genere devono essere rigorosi e monitorati nel tempo, con verifiche periodiche per garantire che l’impegno continui. Infine, è necessario promuovere un cambiamento culturale che non si limiti a intervenire sulle politiche aziendali, ma che coinvolga l’educazione alla parità di genere e sfidi gli stereotipi radicati nella società.